Bitcoin, croce e delizia delle criptovalute

 “Bitcoin è una moneta elettronica creata nel 2009, il cui inventore è noto con lo pseudonimo Satoshi Nakamoto, implementando un’idea dello stesso autore presentata su Internet a fine 2008. Convenzionalmente, il termine Bitcoin maiuscolo si riferisce alla tecnologia e alla rete mentre il minuscolo bitcoin si riferisce alla valuta in sé” (fonte Wikipedia)

Così Wikipedia dà la definizione di Bitcoin, termine di cui tutti ormai abbiamo sentito parlare insieme al concetto di criptovaluta, idea ancora più lontana nel tempo risalente al 1998.

Il sito bitcoin.org introduce alla navigazione con questa frase “Bitcoin è un’innovativa rete di pagamento e un nuovo tipo di denaro” e continua descrivendo a grandi linee come funziona.

Entriamo nel merito

Abbiamo detto tutto e niente. Cerchiamo di spiegare come funziona.

Possiamo immaginare Bitcoin come un programma, un software che viene installato su uno o più computer o meglio ancora in una rete di computer come, per l’appunto, internet.

L’idea di base è avere uno strumento per scambiarsi valuta elettronica. Io fornisco un bene o un servizio e vengo pagato con una criptovaluta.

Mining

Ma dov’è questo Bitcoin ? Come faccio ad ottenerlo ? Cerchiamo di semplificare al massimo il concetto.

Nella rete Bitcoin vengono immessi blocchi cifrati, ogni “client” si prende in carico il dovere di decifrarli. In che modo? Con la forza bruta, per tentativi e  spendendo cicli di CPU e corrente. Qualora il blocco venga decifrato, il “client” che l’ha fatto, lo annuncia alla rete BitCoin e ne riscatta il valore. Ogni volta che si decifra un blocco, quello successivo presenterà una complessità maggiore di decodifica, il sistema va dunque “complicandosi”.
Questa operazione è detta mining, (dal verbo to mine cioè “estrarre” ). Sembra bellissimo, se non fosse che la decifratura di un bitcoin è una operazione molto onerosa in termini computazionali. Oggi ci si consorzia in grandi community di calcolatori, con processori dedicati e poi ci si spartisce il guadagno.

Mentre il “mining” del bitcoin fino a qualche anno ha avuto un discreto riscontro, la nascita di hardware dedicato e la complessità degli algoritmi utilizzati fa sì che spesso non ci si ripaghi dei costi sostenuti. In sintesi, spendo più in elettricità che in guadagno dall’operazione di mining (questa cosa è vera soprattutto per l’Italia, visto il costo dell’energia elettrica).

A latere dell’attività di mining (cioè di impegno nel decifrare il blocco) c’è il concetto della valuta in sé che viene ormai riconosciuta da parecchi servizi internet che presto o tardi arrivano sui sistemi bancari tradizionali e quindi può essere convertita in denaro tradizionale bidirezionalmente. Quindi è possibile “convertire” denaro reale acquistando “bitcoin” ( vedi servizi come BitBoat)

Wallet

Il bitcoin “minato” o “scambiato” o “acquistato” viene custodito in “wallet” cioè portafogli digitali che contengono le informazioni di cifratura e decifratura dei blocchi. Questi wallet sono account protetti da password in modalità più o meno sicura, sono dei portali più o meno sicuri. Tutta l’infrastruttura come già detto è distribuita e indipendente, un wallet alla fine non è altro che una serie di informazioni crittografiche che riguardano il nostro “conto corrente” virtuale. Ci sono quindi portali che si preoccupano di farci da “repository” di chiavi e anche qui ci sono portali più sicuri e altri meno. L’ultima frontiera è l’hardware wallet, cioè un portafoglio “fisico” che rappresenta la nostra parte di denaro virtuale.

Domande

Quanto vale un Bitcoin ?

Difficile rispondere, con questa moneta è praticamente impossibile pensare a una quotazione stabile. Due le ragioni: 1) si tratta di una valuta abbastanza nuova e quindi instabile 2) si basa sullo scambio fra utenti, senza alcuna regolazione. Ognuno può scambiare il Bitcoin decidendo autonomamente il suo valore. In ogni caso, mentre scriviamo 1 Bitcoin vale 658 €.

E’ quindi un buon investimento ?

Data la sua natura instabile, il Bitcoin è una delle peggiori forme di risparmio ma tra le più innovative forme di investimento. È uno strumento nuovo, nuovissimo e sperimentale. Affidargli i propri risparmi è decisamente sconsigliato.

Si può vivere utilizzando solo i Bitcoin?

Non al 100%, ma un ethical hacker, Simone  “Evilsocket” Margaritelli ci sta provando con risultati inimmaginabili. Vacanze, ristoranti, giftcard su Amazon e abbonamenti a Netflix vengono pagati al 99% solo con la nota criptovaluta.

Quindi i Bitcoin sono infiniti ?

No, i Bitcoin sono destinati a terminare, verranno generati 21 milioni di Bitcoin, poi il sistema si fermerà, il valore si stabilizzerà in base all’uso che ne verrà effettuato, cioè in base a quanto si sarà diffuso il Bitcoin e quanto verrà scambiato. Difficile capire quando terminerà la produzione del Bitcoin, partendo dal presupposto che ne sono stati generati più di 15 milioni e che la complessità degli algoritmi aumenta si stima la fine della produzione dei Bitcoin per il 2033, ma questa è una data poco certa e dipende da molti fattori.

..e dubbi

La differenza “destabilizzante” rispetto alle monete reali è nell’assenza di un valore intrinseco sebbene il valore nominale, in ogni caso ci sia e sia anche in forte crescita.  Questo valore è determinato dall’incontro tra domanda e offerta, stabilito momento per momento dagli stessi utilizzatori. Una volta acquisito un valore, occorre pertanto tutelarlo affinché nessun altro possa appropriarsene per spenderlo in modo arbitrario. Siccome in questo caso si tratta di moneta virtuale, la tutela va affidata a sistemi di sicurezza che sono essenzialmente diversi da caveau, casseforti e nascondigli: tutto si sposta nel virtuale, tra password e crittografia.

Ma se tutto sta in rete, possiamo considerare i nostri soldi virtuali al sicuro? Ovviamente saranno sicuri tanto quanto lo sarà la piattaforma a cui ci affideremo e ciò di cui bisogna essere consapevoli è che il pericolo hacker esiste e che se qualcuno si impossesserà del nostro denaro non ci sarà alcuna banca in grado di farcelo riavere.

Allora se volessimo provare a investire in bitcoin come potremmo proteggerci?

Bitcoin.org ci dà tutta una serie di consigli, che potete leggere qui , ma noi ci sentiamo però di farvi queste raccomandazioni:

  1. Fai il backup di tutto il tuo portafoglio
  2. Cripta i backup online
  3. Utilizza diversi luoghi sicuri
  4. Un portafoglio offline per conservare i risparmi (hardware wallet)
  5. Un piano di riserva ( se è vero che hanno un valore, magari lasciare la propria password in un testamento potrebbe avere senso)

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Maurizio Bertaboni

Nato a Milano, vive da sempre sul lago di Garda. Suona il pianoforte, il basso elettrico e da qualche anno si cimenta con il violino. Si è di recente iscritto a un corso di scultura del legno. Ottiene misteriosamente la maturità classica nonostante dedichi interamente le sue giornate al PC, trascurando gli amici Seneca e Cicerone. Nel 1999 si avvicina al mondo Linux, nel 2000 incontra i Macintosh, diventa web designer e infine sistemista. Nel 2006 decide di mettersi in proprio come consulente in ambito enterprise, scoprendosi, ogni giorno di più, programmatore. Dal 2010 è in BeSafe in qualità di socio, dove si butta a capofitto nella programmazione sicura (in ambienti opensource) legata all’erogazione di servizi. Da sempre appassionato di retrocomputing e modding, si sente l’"hacker del gruppo"

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